Egregio direttore,
mi permetta una citazione dotta: «Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova a d avere a capo dei coppieri che gliene versano quanto ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari, e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui, che i giovani pretendono gli stessi diritti, la stessa considerazione dei vecchi, e questi, per non parer troppo severi, danno ragione ai giovani. In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia».
Il brano è tratto dal libro VIII dell’opera La Repubblica, del filosofo greco Platone (427-348 avanti Crist
Queste riflessioni sembrano scritte oggi. Ma non sono state scritte da Salvini, né dalla Meloni; come detto, le scrisse Platone, per l’esattezza nel 370 a. C. (poco meno di 2500 anni fa…).
Magari i cosiddetti intellettuali (che forse confondono Platone con Platini…) si stupiscono che cresca l’insofferenza verso l’intolleranza cieca e verso la conseguente anarchia (vedi i recenti disordini a Torino e Milano).
Ringrazio per l’ospitalità.
LIBERTÀ! LA LEZIONE DI PLATONE
10/03/2025 - Giuseppe Rischio