MAI PIÙ LA GUERRA! MAI PIÙ!

11/03/2025 - Umberto Masperi

Egregio direttore,
vi sono avvenimenti, anche di tempi non molto lontani, la cui drammaticità è testimoniata in modo incisivo ed esplicito da immagini (reali) che rimangono, e devono rimanere, impresse quasi come loro emblema. Rivedere quelle immagini, oltre ad essere doveroso per tutti, significa anche auspicare che molti che non le hanno viste, o le hanno dimenticate, le “suggeriscano” a  coloro che sono uomini di potere (tra essi, in primis, i “signori  della guerra”)... Immagini che si possono trovare su Internet con facilità, ma che vorrei ora  ricordare (io non le ho mai dimenticate, mi hanno insegnato molto di più di tanti libri letti).
La prima è di quella bambina di nove anni durante la guerra del Vietnam (Kim Phúc, 8 giugno 1972) che fugge terrorizzata, piangendo, gridando, nuda perché l’esplosione dell’ordigno le ha strappato i vestitini, e la bomba al napalm le ha causato ustioni sul corpo: sembra ancora di sentire uscire dalla fotografia il suo urlo, e non sola, ma dietro ad un altro bambino: «Brucia! Brucia! Dot! Dot!». Completo con la sua testimonianza, di qualche anno fa, che  leggo su internet: «A 19 anni volevo farla finita, pensavo che se mi fossi tolta la vita non avrei più sofferto; poi nella biblioteca di Saigon ho trovato il libro del Nuovo testamento, mi sono convertita al cristianesimo, e da quel momento è iniziato un nuovo percorso».
La seconda  è di Alan, 2 settembre 2015, steso sulla spiaggia, privo di vita, dramma di alcuni disperati che tentavano di raggiungere il nostro Paese alla ricerca di una vita dignitosa e pacifica..
Infine c’è quella mamma che stringe il corpo immobile,privo di vita, della sua piccina (subito fu indicata come la “Pietà” dei nostri giorni; è vero, ogni mamma è pur sempre la mamma celeste: dona la vita e stringe a sé il figlio vittima dell’odio che non perdona. Sempre: ... è ... ”nostra" madre, ”nostro” fratello; vivono in noi.
Ci troviamo lungo il cammino della Quaresima, per ogni credente è cammino di penitenza che porta al giorno del trionfo della vita, la Pasqua: un’esplosione di luce che non tramonterà mai.
Vorrei mettere quelle foto (ma purtroppo sono centinaia di migliaia)accanto al crocifisso che, per quella bella consuetudine di un tempo, teniamo in  casa, o a quello che osserviamo, in ginocchio, in chiesa, nell’attesa che si manifesti quella luce abbagliante, mentre risuonano le parole che Paolo VI scandì, con forza, quasi provenissero dal profondo (ONU 1965):  «Jamais plus la guerre, jamais plus! Mai più la guerra, mai più!”.
Viviamo oggi nell’attesa che si realizzino le parole del profeta Ezechiele («vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne»).
Un giorno forse avverrà, come sentiva dentro di sé  Anna Frank  che scriveva nel suo Diario: «... se guardo il cielo, sento che tutto andrà bene alla fine, che tutta questa crudeltà finirà».
I “grandi” discutono, ma se il loro cuore rimane di pietra ogni scelta sono solo parole scritte sulla sabbia.  Le lacrime non si asciugheranno mai.