Egregio direttore,
la voce del passato alcune volte è stimolo per una riflessione sul presente. Prendiamo quella della Bibbia (”Cantico dei cantici” 2,14): lo sposo dice alla sua sposa: "Fammi sentire la tua voce, perché la tua voce è soave" -... La voce... le parole ... Abbiamo mai pensato quante volte nel semplice corso di una giornata abbiamo pronunciato, o ascoltato, “parole” ? Parole che uniscono (generano o rafforzano amicizie); anche parole che creano divisione (talora ne basta una sola che sfugge all’autocontrollo). La voce inoltre non è di un solo tipo, come di solito pensiamo. Oltre a quella comune,che esce dalla bocca, ce n’è un’altra: quella che esce dal cuore. Di esempi ne abbiamo. Da giorni ci viene comunicato che papa Francesco, a causa della malattia, non è in grado di parlare come ha sempre fatto, di fare sentire la sua voce che deve essere “rieducata” con la cura medica. Questo ci rattrista, ma possiamo imparare ancor di più dalla fragilità di un gigante... Quando, dopo un mese, è apparso per la prima volta dalla porta-finestra del Gemelli, teneva il pollice destro volto in alto (sentivamo nel cuore: “Avanti, fatevi coraggio, grazie...”); poi, con un certo affanno: «Quella signora, con i fiori gialli...»... ( commozione nel nostro cuore: la “persona”, e la bellezza dei fiori, con la primavera: la natura che si risveglia).
Mi spingo più avanti: anticipo il compimento della quaresima, venerdì santo, lettura del “Passio”... "Iesus autem tacebat" (Matteo 26,63): il silenzio davanti al sommo sacerdote, come il silenzio quando lo percuotevano, lo deridevano, lo tormentavano). Quel silenzio davanti al sommo sacerdote non era una ripicca, come si potrebbe pensare; era il richiamo della necessità di ascoltare la voce del cuore dove è custodita la verità.
Mentre mi accingo a concludere, mi tornano in mente le parole del poeta Eugenio Montale: ”Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco lo dichiari e risplenda come un croco perduto in mezzo a un polveroso prato (...) Non domandarci la formula che mondi possa aprirti sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.” . Nello smarrimento, nell’impotenza della nostra voce, siamo forse in cerca di quella che esce dal cuore? È una voce nuova, la vera voce, mentre riascoltiamo quella del caro Papa, quando ci parlava (parlava a tutti, fratelli tutti) dalla sua finestra sulla Piazza San Pietro gremita di folla proveniente da ogni parte del mondo? Destò grande impressione quando in pieno Covid “ci parlò” in modo nuovo, camminando in solitudine su quella piazza (segno anche della solitudine di un Papa quando è incompreso lungo il cammino della sua missione?).
Non lo dimenticheremo mai.
E, come dice Sant'Agostino, «Prima rientra nel tuo cuore, tu che sei diventato estraneo a te stesso (...) Nella tua interiorità tu vieni rinnovato».
ESTRANEI A NOI STESSI
01/04/2025 - Umberto Masperi